Direzione
Didattica Statale
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La Didattica della vicinanza

All’inizio mi ha colpito il grande silenzio…quasi assordante; non so se dovuto più all’assenza del rumore delle classi vocianti, o a quello dello scambio di battute, di esperienze e commenti con i colleghi la mattina in aula. Quello che mi è pesato di più nei primi giorni di chiusura della scuola, oltre allo shock dovuto alla situazione, era di non avere notizie di persone che vedevo quasi tutti i giorni.

Poi, dopo una settimana di segnali di fumo… è arrivato il magico momento della riconnessione!
Sì perché io, come tanti colleghi, lasciavo lavori ed indicazioni su Whatsapp, ma mi chiedevo se dall’altra parte qualcuno leggesse, scrivesse, si domandasse a sua volta. Il rappresentante dei genitori un giorno di quella prima settimana di chiusura delle scuole mi ha chiamato per dirmi che una scheda che avevo assegnato non era visibile ai bambini; meno male, ho pensato, quello che faccio di qua viene percepito anche di là. 

Poi, grazie alla capacità e alla voglia di tanti colleghi, è venuto il momento delle piattaforme: prova questa, prova l’altra, alla fine con i colleghi più tecnicamente capaci è stata trovata quella che al momento ci sembra meglio si adatti a fare lezione. Così ho finalmente rivisto – e con grande sollievo – prima i colleghi e poi gli studenti; devo dire che mi ha molto emozionata.

Ammetto che non ho mai provato un amore folle per la didattica a distanza (o sarebbe più corretto chiamarla “didattica della vicinanza”?). Mi sto ricredendo, come forse anche altri, e penso di essere stata un po’ superficiale nel dismettere a priori le potenzialità della tecnologia abbinate all’insegnamento. Dopo qualche giorno di lezione fatto in questo modo, desideravo sapere che cosa ne pensassero loro, gli studenti, i genitori, della scuola a distanza; così ho chiesto ai bambini più grandi di fare un disegno in cui esprimessero la loro opinione, possibilmente sostenendola con qualche esempio. Come prevedevo, i bambini sono straordinari… il risultato è stato molto interessante; hanno espresso un giudizio per lo più favorevole sulla didattica a distanza.

I vantaggi indicati sono di diverso genere; molti bambini, soprattutto i loro genitori, sono contenti di non rimanere troppo indietro col programma e di potere impiegare il proprio tempo in modo proficuo, oltre che a mantenere i contatti con compagni e insegnanti. Alcuni bambini sottolineano positivamente alcune caratteristiche tipiche della didattica a distanza: per esempio, il fatto che le lezioni siano meno “pesanti” (immagino intendano che hanno meno contenuti e meno schede operative di sintesi) e che rimanga quindi altro tempo da impiegare in attività altre… prevalentemente il gioco. Un commento che ho trovato molto interessante (soprattutto perché a dirlo è un genitore, inviandomi un disegno) è relativo al fatto che la didattica a distanza sviluppa l’autonomia dei bambini, anche se sicuramente in questa fascia di età, la regressione circa l’autonomia emozionale e relazionale ha avuto una forte battuta d’arresto.

 Altre caratteristiche positive sono considerate la possibilità di condividere facilmente schemi, mappe e foto e di ricevere dei feedback personalizzati da parte degli insegnanti. Ho trovato simpatici anche alcuni commenti sul fatto di poter studiare in casa propria in abiti comodi senza doversi spostare, la possibilità di avere tutti i materiali con sé e infine la possibilità di vedere le case degli altri.

La didattica a distanza non è però tutta rose e fiori; gli svantaggi sono individuati soprattutto in problemi tecnici: connessioni instabili, problemi di qualità dell’audio, piattaforme sovraccariche. Si lamenta poi la mancanza di contatti umanil’affaticamento della vista e la difficoltà di seguire le lezioni quando intervengono più persone allo stesso tempo. Riguardo alla facilità di distrarsi ci sono pareri discordanti; per alcuni il fatto di studiare a casa propria aiuterebbe la concentrazione mentre per altri la renderebbe più difficile, anche per l’assenza del controllo da parte dell’insegnante (sic!), sostituito a volte a fatica dal genitore.

In conclusione, penso che sia utile chiedersi che cosa potremo trattenere in futuro di questa esperienza. In primo luogo, mi pare che abbia stimolato sia i bambini, i genitori, sia gli insegnanti a esplorare nuove piattaforme educative; penso poi che abbia spinto tutti a una maggiore consapevolezza nell’uso delle tecnologie e alla funzione di supporto che esse possono avere in momenti difficili. Questa consapevolezza potrebbe stimolarci nello sviluppare ulteriormente la possibilità di  raggiungere persone che anche in tempi normali hanno difficoltà ad accedere alla scuola ed a essere sempre più consapevoli anche nell’opinione pubblica, che la “scuola non si ferma mai”aldilà di ogni difficoltà.

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